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Nessun Uomo è un isola

“Nessun uomo è un’isola, intero in se stesso; ogni uomo è un pezzo del Continente, una parte della Terra. E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana; essa suona per te”. Il poeta John Donne è riuscito a catturare in una frase l’inclusività della realtà e del ruolo che dobbiamo obbligatoriamente svolgere al suo interno.
Le campane oggi stanno suonando molto forte in Europa, in America e in tutto il mondo. Poco più di una settimana fa, ad un giorno di distanza, sono state pubblicate due storie. “Gli ebrei europei condannano la ‘bestia’ dell’antisemitismo che sta raggiungendo il continente” urla il titolo color bordeaux di Amanda Borschel-Dan del 24 Giugno su The Times of Israel. Il giorno dopo, su Israel Today Yossi Aloni ha dichiarato che “L’antisemitismo Infetta soprattutto le democrazie”.
Questo non significa che prima dell’esistenza delle democrazie l’antisemitismo non esistesse. Non significa neanche che nell’Europa del pre-sviluppo non ci fossero sentimenti antisemiti. L’ideologia del distruggere gli ebrei, però, all’epoca emerse da quello che era il paese più sviluppato in Europa. Oggi sta emergendo di nuovo dai paesi più sviluppati di questo continente e dal cuore del libero pensiero e dal liberalismo: i campus delle università americane.
Dovremmo anche tenere presente che fino ad ora la campagna anti-Israele è stata un grande mezzo per mascherare l’antisemitismo, però questa maschera non resterà lì a lungo. Quando esploderà il prossimo scontro a Gaza, la folla non vedrà la differenza tra una madre ebrea a Bruxelles e un soldato israeliano su un carro armato.
Veniamo accusati più volte di provocare tutte le guerre e i problemi, non solo in Israele ma in tutto il mondo, dal collasso finanziario della Grecia, all’epidemia di Ebola, alla nascita dell’ISIS e ad ogni altra disgrazia che si abbatte sulle persone.
Dovremmo prestare attenzione quando la gente ci attribuisce tutta questa forza distruttiva, perché in fondo, ogni Ebreo, nasconde un desiderio di correggere il mondo, di non vederlo andare in rovina. E se siamo accusati di tutto il contrario, dovremmo almeno vedere che cosa ci ha fatto “guadagnare” una tale reputazione, qual è il grande torto del quale siamo categoricamente accusati e che compiamo verso il mondo.
Per fare questo, abbiamo bisogno di capire che in effetti “Nessun uomo è un’isola”. L’umanità è a detta di tutti, un sistema integrato e interdipendente in cui ciascun elemento si influenza reciprocamente. Noi ebrei abbiamo un ruolo unico in questo. A malincuore veniamo trattati da sempre e da più persone, soprattutto nel mondo sviluppato ed in particolare nelle democrazie nelle quali le persone sono socialmente consapevoli, come se avessimo una sorta di presa sul benessere del mondo. In altre parole, gli antisemiti stanno affermando che controlliamo il sistema e che lo stiamo facendo male. Questo, tuttavia, implica che possiamo anche determinare la direzione del sistema: per il meglio o per il peggio.
Certamente, la stragrande maggioranza di noi può non percepire di controllare il mondo ma questo non cambia nulla agli occhi di quelli che ci vedono come i responsabili. Così, con questo in mente, forse dovremmo gettare uno sguardo al mondo e vedere se siamo in grado di fare qualcosa di buono.
Quando si tratta di beneficenza, nessuno dona più degli ebrei. Quando si tratta di portare aiuti nelle zone in cui si è verificato un disastro, nessuno lo fa più degli israeliani. Quando si tratta di autocontrollo riguardo a soggetti che hanno giurato ripetutamente di distruggerci, nessuno è più umano e premuroso di noi. Ma al mondo questo non interessa; la maggior parte ci vede ancora come la causa di tutto ciò che è sbagliato.
Il mondo è senza dubbio in subbuglio, ma fare in modo che le cose vadano di nuovo per il verso giusto è più facile di quanto si pensi. La causa principale della confusione globale in cui ci troviamo è la nostra spietata ricerca di dominio e potere. Lo facciamo a tutti i livelli: nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità, nei nostri paesi e a livello internazionale. Questa frenesia di controllo sta distruggendo la nostra società e alla fine distruggerà le nostre possibilità di sopravvivenza. Anche se vediamo chiaramente che è una lotta stupida come lo sarebbe una lotta tra i nostri organi interni per il sangue e l’ossigeno in eccesso, non riusciamo a fermarci.
Le nazioni ci accusano proprio di questa battaglia insensata. Continueranno a farlo fino a quando impareremo ad unirci tra di noi fornendo un esempio di unione al resto del mondo. Noi non siamo certo il peggior esempio che il mondo possa trovare, dato che alcune nazioni utilizzano la decapitazione dei loro antagonisti come mezzo per “fare il punto della situazione”. Tuttavia, nessun’altra nazione è neanche lontanamente esaminata e criticata come la nostra , il che significa che qualunque negatività proiettiamo tra noi si estende in maniera mille volte più potente delle altre nazioni. Alla fine, come abbiamo visto, le nazioni ci accusano anche per il modo in cui combattono tra loro.
La soluzione, quindi, è piuttosto semplice: abbiamo bisogno di unirci. Non è necessario mettere da parte le nostre differenze, al contrario, dobbiamo visualizzarle apertamente e quindi visualizzare come ci uniamo al di sopra di esse. Se forniremo questo esempio, il mondo avrà uno sbocco per poter venir fuori da questa spietata lotta di potere.
L’unione ha rappresentato il DNA della nostra nazione sin dai tempi di Abramo, il quale ha insegnato la misericordia, e sin dai tempi di Mosè, che ci ha uniti “Come un solo uomo con un solo cuore”. Il nostro “gene dell’unione” però è dormiente. L’unico modo in cui possiamo risvegliarlo è provare a farlo proprio come i bambini imparano a camminare prima di saperlo fare, ma la conoscenza che esiste dentro di loro si esprime quando cominciano a provare.
In conclusione, non abbiamo bisogno di combattere l’antisemitismo in modo diretto, ma abbiamo bisogno di usarlo come un promemoria della nostra necessità di unirci e dare un esempio di unione. Se agiremo con questa intenzione, forniremo un esempio di unione e amore incondizionato a tutte le nazioni.

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